Vorrei fare un po' di polemica.
siamo tutti consapevoli che il sistema universitario italiano sia un covo di raccomandati, raccomandazioni, clientelismi e chi più ne ha, più ne metta. La meritocrazia è un oscuro oggetto, del tutto sconosciuto ai più (ma questo di certo non solo in ambito universitario, dappertutto nel pubblico). A parte queste lapalissiane affermazioni, la mia lamentela è altra. E la domanda centrale è la seguente: esiste ancora un minimo di moralità e di eticità nei comportamenti delle persone che ci circondano? (e non mi riferisco degli atti di violenza che si sentono alla televisione, talvolta ben strumentalizzati per fomentare odi e intolleranze)
Come può un'istituzione come un'università deliberatamente non curarsi di ciò che avviene al suo interno. Come può il direttore di un dottorato non occuparsi di compiere tutto ciò che il suo ruolo gli compete per istruire i suoi "allievi"? Si dice che non si faccia più ricerca negli atenei e che i cervelli fuggono. Ma non è un problema di fare o non fare ricerca... alcuni "baroni" (mi dispiace ma in alcuni casi è proprio legittimo utilizzare tale definizione poco politicamente corretta) evitano di insegnare ai propri studenti i metodi per fare ricerca. Trattengono per sé stessi gli strumenti della conoscenza... e noi non "nasciamo imparati"!
Il mio eventuale insuccesso sarà mio, solo mio. Perché fino ad ora mi sono occupata personalmente della mia ricerca, e da sola ho cercato gli aiuti, i suggerimenti necessari (anche di "baroni", perché non tutti sono indisponibili) per la sua compilazione.
Però non è possibile, né moralmente (morale??? mah!) accettabile che vengano abbandonati a loro stessi degli studenti che si sono "conquistati" il loro corso di dottorato con passione e volontà.
Lo sfogo era necessario, non rivolgendomi però a nessuno in particolare, anche perché nella sfortuna la fortuna non si dà mai pervinta.
La fortuna si ottiene volendolo... speriamo bene..
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