sabato 12 dicembre 2009

L'altra Svizzera


La vittoria del referendum svizzero con il quale il Paese elvetico ha sancito il suo “no” alla costruzione di minareti sul suo territorio ha dimostrato a tutta l’Europa l’impossibilità, per questo Paese, di poter far parte, un domani, dell’Unione europea. Il risultato del voto ha chiarito, finalmente, la posizione di questo piccolo Stato, smascherando il suo vero volto: gli arabi (e i musulmani) sono ottimi clienti e partner ampiamente graditi solo nelle transazioni economiche e finanziarie. Il voto di qualche settimana fa ha manifestato l’arretratezza delle politiche sociali e identitarie dello Stato svizzero: a larga maggioranza, i cittadini hanno dichiarato di non voler più vedere costruire sul proprio territorio moschee e minareti, manifestando quasi un senso di assedio collettivo e popolare. I minareti e le moschee inducono terrore e preoccupazioni tali da desiderare di imporre un blocco alla loro edificazione, arrivando addirittura ad emanare una legge che ne sancisca il divieto di costruzione? Una legge a carattere universale, che crea volontariamente una discriminazione a sfondo religioso e che nega ad una categoria ben specifica di cittadini (e non in larga maggioranza stranieri, bensì cittadini svizzeri musulmani) di non poter costruire dei luoghi di culto (moschee sì, ma prive del rispettivo minareto) in cui professare liberamente la propria fede. Una legge che nega la costruzione di moschee con minareto, ma non di Chiese cristiane, cattoliche o protestanti, munite di campanili, che invece continueranno a essere liberamente edificate. Una legge che dunque crea deliberatamente una frattura tra i cittadini (non più universalmente uguali) imponendo un divieto a una sola categoria di essi, facendo risalire alla mente uno dei periodi più oscuri, se non il peggiore, del Novecento europeo. E il nostro Paese come sta reagendo a questa deriva razzista? La Lega Nord ha cercato di cogliere al balzo l’occasione lanciata dalla Svizzera ipotizzando di lanciare un’analoga campagna di mobilitazione popolare e nazionale tesa ad impedire ai musulmani residenti sul nostro territorio la possibilità di costruire i propri luoghi di culto. Esempi di questa intolleranza leghista si verificano periodicamente, con manifestazioni di vario genere e di dubbio gusto: dal portare a passeggiare e urinare maiali sul terreno sul quale è prevista la costruzione di una moschea, al divieto di alcuni comuni del nord di vendere kebab e panini dai nomi esotici, fino all’emanazione di leggi nazionali che impongono limiti più rigorosi alle regolarizzazioni di immigrati lavoratori già residenti nel nostro Paese. La paura del diverso, già presente nella nostra società, sta spostando la sua attenzione verso una categoria di individui ben precisa: se prima erano i polacchi, gli albanesi, i rumeni (connotazioni nazionali e geografiche), oggi sono i musulmani, tutti, condannando una connotazione religiosa che coinvolge e abbraccia persone provenienti da vari Paesi, nonché numerosi convertiti italiani. La sensazione di essere assediati sta prendendo il sopravvento sul buon senso civico? I fomentatori della paura e dell’intolleranza stanno portando a compimento il loro scopo? Si alzeranno delle voci che finalmente grideranno “basta” a tutti queste esternazioni razziste e intolleranti, che sortiscono solo l’effetto di riportare indietro di secoli la società in cui viviamo, ritenendo migliore un Paese in cui tutti i cittadini sono tali solo se rispondenti a criteri genetici e religiosi ben precisi? L’Italia, crogiuolo di popoli da secoli, dovrebbe dimostrare un’elevata maturità culturale e sociale, invece di barricarsi dietro presunte identità geografiche o regionali, popolari, linguistiche e religiose. Che certamente costituiscono la nostra forza e il nostro essere ma, allo stesso tempo, ci hanno permesso nel corso della nostra Storia e ci permettono oggi di accogliere anche chi proviene da un Paese lontano e da culture differenti. La diversità è la forza di un popolo, di una nazione e di uno Stato. I Padri costituenti ne erano consapevoli e l’hanno sancito nel testo costituzionale: perché oggi noi dovremmo dimostrare di voler tornare indietro, anziché avanzare a testa alta affrontando le sfide che la società ci presenta?


Tratto da laici.it

Commenti:
Chiara Scattone - Roma - Mail - venerdi 11 dicembre 2009 9.20
Gli spostamenti e le migrazioni dei popoli non sono cosa strana e ignota al nostro passato di esseri umani. I minareti, mi dispiace dirlo, hanno la medesima funzione delle chiese: scandiscono il tempo e la giornata, la chiamata alla preghiera fatta dal muezzin, appunto richiama il fedele alla preghiera (così come le campane della chiesa) scandendo (mi ripeto) le ore o le fasi della giornata di ogni fedele (esattamente come fa una campana). Ritengo che l'immigrazione d'élite svizzera non sia tanto da pubblicizzare, anche perché è la dimostrazione di una "selezione" non "umana" e sociale o solidale, bensì reddittuale: se sei ricco puoi entrare, se non lo sei puoi rimanere a "morire di fame" nel tuo Paese di provenienza. Non credo sia un modello replicabile. Come non credo che nei Paesi scandinavi, baluardi della laicità di Stato, possa essere accettato un ragionamento discriminatorio e razzista come quello del signor Marino. Personalmente propendo per la laicità dello Stato, ma non ci vedo nulla di male nella costruzione di moschee con minareti, sinagoghe e chiese cristiane (e non solamente cattoliche) con campanili. Una legge nazionale come quella sancita dal referendum popolare svizzero ricorda troppo le leggi razziali, mi dispiace dirvelo, che hanno in qualche maniera dato avvio alla persecuzione di una sola categoria di cittadini, "differenti" solo perché credenti in un'altra religione. Se professare una religione differente da quella maggioritaria rappresenta un elemento di discriminazione razziale e un motivo per "odiare" o per sancire leggi speciali contrarie ad una sola categoria di persone, allora credo che questo secolo appena passato non abbia insegnato niente e che le democrazie sulle quali gli Stati europei si reggono siano democrazie di carta che rischiano di cadere al primo soffio di vento. Io sinceramente mi auguro che questo non sia vero e che non si verifichi più quello cui abbiamo assistito nella prima metà del Novecento. Il rischio di una deriva di razzismo nel vecchio continente, oggi, mi sembra molto alto, i governi dovrebbero svegliarsi e l'Unione Europea dovrebbe prendere seri provvedimenti contro tutti coloro che non rispettano la Dichiarazione del 1948.
giuseppe - Milano - Mail - giovedi 10 dicembre 2009 14.14
Caro Marino, perchè non impediamo per legge la costruzione anche delle sinagoghe? Che cosa hanno a che spartire gli ebrei con la nostra vera e unica fede cattolica? Fai parte anche tu di quelle illuminate persone che siedono alla destra dei Bossi, dei Calderoli e razza del genere degenere? Complimenti, metti l'armatura e parti per la Tua crociata. Auguri.
Nerella - Milano/Ginevra - Mail Web Site - mercoledi 9 dicembre 2009 22.47
Per ragioni di lavoro frequento e vivo spesso nella Svizzera francese dove mio marito lavora e abita. Non credo che l'analisi appena letta sia esatta. Primo il minareto non è il campanile, ha una funzione differente. Poi c'è un problema di riciprocità. Inoltre, gli Svizzeri sono una piccola nazione, hanno fatto scelte scaltre come quella di fare delle leggi per cui ci sia un'immigrazione di elite, ma per quanto riguarda i minareti (non le moschee) non si tratta di chiusura mentale, di arretratezza, di tratta di voler salvaguardare un'identità già molto frammentata che ora convive laicamente e serenamente, ognuno preghi e professi la propria fede, ma il minareto è stato percepito dal popolo come un'imposizione dei "frequentatori di salotti" e il voto ha stupito e stravolto le previsioni. Forse bisogna accettare e capire che certe cose non si possono imporre, hanno bisogno di una reciprocità che ancora non c'è.
nerella
Marino - Helsinki/Finlandia - Mail - mercoledi 9 dicembre 2009 21.11
Finalmente una nazione che si ribella alla invasione musulmana.Bisognerebbe fare un referendum anche in Italia.

mercoledì 9 dicembre 2009

Dialogo a più voci di questa mattina. In parte in ufficio, in parte tratto da Libero Mercato.


Francesco De Dominicis, nota firma di Libero Mercato, giornale di costume economico ha dichiarato nel articolo da titolo esplosivo, San Marino finisce i soldi: “…I depositanti, secondo alcuni appunti che circolano fra i sindacati, sarebbero in fuga con code lunghissime per prelevare i fondi dalle casse delle finanziarie Delta”.

Lui: “Certo, quei dati li ho detti io al giornale, per cercare di spaventare Draghi e far smuovere le acque”.

L’altro Lui: “Ma chi ti ha dato quei dati???? Non sono veritieri?!”.

Lui: “Me li ha detti a voce qualcuno dell’ufficio contabilità”.

L’altro Lui: “A voce???? Ma se non ci sono ancora dati certi, perché li hai dichiarati alla stampa?! Così crei solo un danno e dai informazioni che non sono veritiere?!?! Ma perché non fai il tuo lavoro e ti occupi del recupero dei crediti?!?!?! (quello per cui percepisci ancora uno stipendio)”.

Lui: silenzio.

Poco più sotto, qualche piano giù si è svolta un’altra discussione a senso unico. Un monologo.

(l’ufficio in cui si è svolto questo monologo non si occupa di contabilità e bilancio e nemmeno di crediti e di banca)

L’altra Lei: “Ma questi 10 milioni di buco sono veri?”.

Lei: “Certo che sono veri e sono anche molti di più, io so che sono molti di più, io so”.

NOTA per il NOTO giornalista Francesco De Dominicis:

i depositanti, ovvero i risparmiatori generalmente, per prassi “scelgono” di depositare i propri averi presso banche non presso finanziarie, il quale compito “generalmente” è quello di “prestare” denaro, ovvero concedere finanziamenti, non aprire conti correnti di deposito o di risparmio.

Altro APPUNTO: chiunque scorga una fila, faccia un fischio, perché da queste parti non ne se vedono affatto.

domenica 29 novembre 2009

Cattive nuove buone nuove? Carisp Delta e Intesa

Ieri, sabato 28, alcuni quotidiani locali (Corriere di Romagna e il Resto del Carlino) e il Sole24ore hanno dato le loro novelle (pessime) sul caso Cassa di Risparmio San Marino-Gruppo Delta-Intesa San Paolo.
Intesa vuole comprare, l'offerta di acquisto è imminente, ma i 900 dipendenti sono un po' troppi, potrebbero risultare indigesti alla nuova dirigenza. Il problema più grosso però è che l'età media oscilla tra i 30 e i 35 anni e che il 55% di questi sono donne.
Come fare?
I sindacati si sono recati a San Marino per discutere con la Cassa sul futuro dei 900 bancari, Masi e Sibari però hanno confermato la loro intenzione di non lasciare a casa nessuno. I patti per l'acquisto probabilmente erano già stati presi tempo fa, i dipendenti non possono essere licenziati in massa, non devono essere mandati via. In nessuna delle acquisizioni fatte in tutta la storia del sistema bancario italiano si è mai visto un licenziamento massiccio dei dipendenti, perché dovrebbe accadere proprio ora?
Certo, qualcuno se ne andrà, i consigli di amministrazione di tutte le società del gruppo sono stati già sciolti pochi giorni fa, per fare un po' di pulizia della vecchia guardia Estuari. Si sa, il nuovo padrone non ama mettersi in casa uomini di fiducia di quello vecchio. Ma se di "licenziamenti" si tratta, dovrebbe riguardare solo coloro che sono legati o sponsorizzati dalla proprietà Estuari. Gli operativi, la vera forza lavoro del gruppo non dovrebbe subire ridimensionamenti. Se ciò non fosse, sarebbe una follia anche per Intesa.
E poi, ricapitoliamo.
Gli annunci sui giornali lavoro di tutti Italia (ma anche il Sole 24ore di poco tempo fa) da mesi parlano di 1.200/500 nuovi posti di lavoro in Intesa-San Paolo.
Nuovi posti di lavoro, per persone nuove.
E allora i dipendenti del Gruppo Delta?
I dipendenti di Delta sono persone nuove, operative già da tempo, con l'esperienza e le capacità necessarie per continuare il proprio lavoro anche dentro una struttura più ampia come quella di Intesa dopo l'acquisizione di Delta. E poi, non servirà qualcuno che conosca bene la rete e le sue criticità?
Intesa vuole le attività performing; vuole le società finanziarie, vuole la società di factoring, ha necessariamente bisogno di qualcuno che sappia muoversi abilmente all'interno della rete.

La buona notizia è che se si è arrivati di questo sui giornali, l'acquisizione dovrebbe essere imminente. L'accordo con lo Stato Italiano sul segreto bancario è stato concluso, Carisp è d'accordo nel sobbarcarsi tutti i crediti non performing e probabilmente a trattenere con sé la società di recupero crediti (Tarida) e altro.
La conclusione della vicenda pertanto sembra essere imminente. Ma la conclusione dell'inchiesta Varano della magistratura di Forlì a che punto sarà arrivata?
Di Vizio non ci tiene aggiornati, sarà rinchiuso nel suo studio, chino sulle carte?? O non ci starà capendo niente (d'altronde cosa c'era da capire?!)
O meglio, al buon intenditore poche parole e lui si è fatto "abbindolare" dalle chiacchiere di Rossi e dei Magnoni...
Chi di voi ricorda il Magnoni del caso Sindona-Ambrosoli?
Ebbene quello lì, legato al "buon" Sindona, alla mafia, ad Andreotti e compagnia cantante è il padre dei nostri Magnoni ("I fratelli Capone, che siamo noi").
Abbiamo tutti fiducia nella BUONA e VALIDA magistratura italiana.

venerdì 27 novembre 2009

oggi mi sento particolarmente generosa e voglio fare pubblicità ad un amico.

sveltonews.com

notizie lampo
notizia calda di ieri: accordo fatto, chiuso e concluso, siglato e suggellato stamattina. San Marino e lo stato Italiano ha sancito un'intesa sul segreto bancario. Ma, come fulmina Tremonti, lo scudo fiscale continuerà. Ottimo, ma tanto fatta la legge e trovato l'inganno e San Marino e le sue banche non sono degli stolti. Fiduciarie olè!
Ma parliamo di cose poiù bollenti, che pizzicano le dita.
Ieri tutti gli uomini (e le donne) di Estuari sono stati fatti fuori dai consigli di amministrazione delle società del gruppo Delta. Fuori. Amministratore Unico per tutti. Uomini nuovi, di fiducia di Intesa?
Che la risposta sia sì oppure no, non ha importanza in questo momento.
Molte poltrone tremano, molti dirigenti cercano vie di fughe possibili (molti sono già spariti dalla circolazione).
Intesa-San Paolo si avvicina? lo speriamo tutti quanti, soprattutto le famiglie dei 900 dipendenti.
Ma Bologna è satura e qualcuno dovrà fare armi e bagagli e ripiegare su mete alternative. Roma? Milano?

sabato 21 novembre 2009

Amore cristiano


Chiara Scattone“L’Europa difende solo le zucche di Halloween”, dichiara il cardinal Bertone. E la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo “può andare a morire, perché i crocifissi nelle scuole rimarranno”, ha affermato il ministro La Russa a ‘La vita in diretta’. Il crocifisso deve rimanere nelle scuole “perché soddisfa il nostro bisogno di simboli. Anziché incollare un poster sul muro bianco dietro la cattedra nelle aule, ci attacchiamo un crocifisso, crea ambiente e non danneggia le menti dei nostri ragazzi, perché in quel crocifisso si sentono rappresentati”, ha scritto Vito Mancuso su ‘la Repubblica’. Perché difendere così a spada tratta uno dei simboli, se non forse il simbolo per eccellenza, della cristianità? È un’immagine che raffigura il dolore e la morte, che trasforma uomini e donne in individui aggressivi e violenti. Perché sbracciarsi, sgolarsi e infuriarsi nel difendere un simbolo che non è di tutti, soprattutto in un Paese che ha fatto della laicità uno dei princìpi cardine della sua esistenza e della sua Costituzione? “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” (art. 3 Cost.). Il crocifisso è appeso dietro la cattedra su muro bianco che, sì, probabilmente rimarrebbe vuoto, lasciando ai ragazzi la libertà di scelta se appendere una cartina del mondo o dell’Europa (la geografia, questa sconosciuta!) o un poster dell’ultimo gruppo pop di moda, se proprio sentono la necessità di appendere qualcosa per riconoscersi in qualcuno. Non credo che tutti abbiano il bisogno, nonché il desiderio, di riconoscersi nel crocifisso, che è un simbolo solo per i credenti cristiani. Le scuole pubbliche non sono frequentate solo da alunni di fede cattolica, ma anche da bambini che possono identificarsi in altre religioni o in nessuna delle religioni monoteistiche. E proprio perché le scuole sono pubbliche, dunque di tutti, non dovrebbero avere rappresentati sui propri muri o all’interno della propria struttura alcun simbolo religioso, così come alcun simbolo politico. La scuola pubblica è laica. Ma troppo spesso ci si dimentica il significato proprio di questi due termini: pubblico e laico. Il pubblico viene spesso considerato, da alcuni, come ‘privato’, come un qualcosa che può essere utilizzato per scopi e fini personali. Dimenticandosi che ciò che è pubblico è interesse di tutti o, meglio, è di tutti. Mentre il termine laico configura la non appartenenza alla Chiesa e al clero, dunque indica un concetto di indipendenza e autonomia dal volere, dalle indicazioni e dagli orientamenti suggeriti o imposti dalla Chiesa. Non sono concetti particolarmente complessi: la nostra scuola è laica e pubblica, così come lo sono la aule dei tribunali, i municipi e tutti gli altri edifici che ospitano e che rappresentano la Pubblica Amministrazione. I genitori che proprio non sopportano di veder andare via il crocifisso dall’aula del figlio perché credono in quel simbolo godono della libera scelta di iscrivere il fanciullo nelle scuole cattoliche, dove oltre a quel simbolo amato, gli si potrà garantire un corretto insegnamento della religione cristiano - cattolica (che, in teoria, la scuola pubblica, proprio per le motivazioni poc’anzi descritte, non dovrebbe garantire come unico ed esclusivo insegnamento religioso). Ma la coppia italiana che ha scelto ‘coraggiosamente’ (come ci hanno tenuto tanto a sottolineare i telegiornali, forse per marcare l’incredulità e la gravità del gesto compiuto) di intentare una causa alla Corte di Strasburgo ha solo dato voce ad un bisogno di tanti italiani che non si riconoscono nel crocifisso o in altri simboli religiosi e che ritengono che la laicità dello Stato sia qualcosa di irrinunciabile, per la quale vale la pena battersi.


Tratto da laici.it
Finalmente dopo mesi di buoi pesto, sono tornata a rianimare il mio blog. I miei articoli, le mie lezioni, perché confinarli solo in alcuni luoghi?
Presto affronterò nuovamente l'argomento Delta San Marino Intesa San Paolo.
Ci sono novità e forse già dalla fine di questo mese...
ma staremo a vedere.