venerdì 21 dicembre 2007

Fatiha

Spero che nessun musulmano si adiri, ma sto leggendo un libello scritto da un mio ex professore universitario (bravo bravissimo e con una voce melodiosa, ascoltarlo era un piacere sia per le cose che diceva sia per la musica che usciva dalla sua gola), sulla Fatiha, sulla sura introduttiva al Corano. Meglio, sulla preghiera che tutti fin da bambini imparano a memoria (per la verità anch'io la conosco a memoria), l'invocazione che viene sempre recitata durante le preghiere, che introduce alla preghiera e alle genuflessioni (espressione fisica dell'amore verso Dio e della propria sottomissione alla sua Misericordia e potenza). L'invocazione che più di tutte rappresenta e manifesta l'essenza della religione islamica. Una vera poesia, che tradotta in italiano svilisce la sua grandiosità e la sua mistica.
Forse non aveva completamente torto Ibn Arabi quando affermava che la l'individuo è necessario alla divinità e viceversa, perché senza il primo anche l'Altro non avrebbe senso.
Se non vi è l'uomo a glorificare Dio, Dio non esisterebbe, meglio non sarebbe glorificato e forse nessuno avrebbe fede nella sua esistenza. Individuo e divinità sono entità indissolubili e imprenscindibili l'uno dall'Altro?
Tutto sommato l'uomo potrebbe vivere "felice" anche senza dover credere in una potenza superiore e divina. L'abbiamo già sperimentato nel corso della nostra storia di esseri umani.
L'uomo senza Dio non cambia.. difetterebbe solo per la Gratia, ma questa è un concetto squisitamente cristiano... e per dirlo con le "parole" di san Tommaso, l'individuo possiede già in sé, in quanto individuo, la Natura. La Gratia è solo un "dono" ulteriore di Dio. I rapporti civili e sociali, non si fondano sulla Gratia, bensì sulla Natura dell'uomo. Siamo tutti animali sociali e non credo sia corretto che la religione cristiana si sia appropriata del concetto di civiltà, di tolleranza, di solidarietà, di aiuto reciproco. Tutti questi "buoni sentimenti" non ci vengono dall'insegnamento del Cristo, ma dal nostro semplice essere uomini. Io uomo, da solo, non vivrei a lungo, ma ho bisogno di te per vivere. Reciprocità, umana, non cristiana, non religiosa.
Se lo imparassero anche gli Stati (noi no, non siamo nemmeno riusciti a tagliare la testa al Re!!!)...


Un libro da regalare

Ho finito da poco di leggere un libro, il libro giusto da regalare. Magari non certo da regalare a n'importe qui, ma sicuramente c'è sempre qualcuno a cui questo libro sia possibile impacchettare e porre sotto l'albero.
Il mio professore quando l'ha visto appoggiato vicino alla mia borsa qualche settimana fa mi ha subito apostrofato con toni leggeri ma piuttosto sarcastici, quasi preoccupato dalla mia lettura. Ma perché  fa parte di quella categoria di persone per cui esistono certezze e convinzioni immutabili e immobili che ottundano la mente e che distorcono e vietano la scoperta del nuovo  e del diverso da esse. Perché comprare (nel mio caso, farsi regalare) un libro la cui copertina mostra in primo piano una oscura immagine di un quasi santo, padre Pio, pallido, con il saio e le stigmate bene in vista? Perché ovviamente non è sufficiente fermarsi alla copertina, forse dall'immagine appositamente poco attraente o provocatoria, ma è necessario (come in tutte le cose del mondo) andare un po' più avanti e affondare il proprio naso nella lettura. Anche se sarebbe sufficiente leggere il nome dell'autore. Uno storico. UUUUHHH!!! Uno storico, dunque quella che si ha davanti non è un'agiografia, bensì un testo di storia che partendo dalla vicenda personale di tale padre Pio, illustra, disegna, illumina, chiarisce e soprattutto insegna cosa sia successo nell'Italia che va dalla grande guerra alla fine del 1968. 
Forse esagero, ma io certe vicende, certi retroscena, certe ombre sugli avvenimenti soprattutto del ventennio fascista non li conoscevo, né avevo mai letto qualcosa a proposito di padre Pio, se non le immaginette sacre che tappezzano spesso negozi, case e ambulatori di mezza Italia (e forse più). Di questo culto, per me forse più pagano che cristiano, non avevo mai letto un testo storico o altro che potesse farmi conoscere, non tutta la verità, ma sicuramente un pezzo di storia che forse anche altri ancora non immaginano (e magari credono ciecamente alla forza guaritrice di quel alter Christus garganico)..
Anche in casa mia, non sulla mi scrivania, esiste una raffigurazione di questo quasi santo, in un cilindro la cui funzione dovrebbe essere quella di porta penne. Il mio compagno di casa lo osserva tutte le volte che lavora al computer. Ma non credo sinceramente che sappia molte cose sulle vicende del p. Pio. Retaggi familiari e popolari... speriamo.

mercoledì 5 dicembre 2007

Il riposo del guerriero


Adesso riposa beato... ha passato l'ora del pranzo, cioè Beautiful e Con parole mie, a masturbarsi con la coperta sulla quale ora si appoggia beato. La mia coperta, il mio letto. Adesso lui riposa. Bah!

La consegna dei documenti

Ormai è fatta. La busta è stata consegnata, timbrata, protocollata.. ed è anche tutto in regola, per adesso of course!
E io rimango qui con le tonsille grosse come palle da baseball che mi girano vorticosamente cercando la maniera migliore per soffocarmi e farla finita.
Ormai è fatta. E non mi resta che correre a Londra. Non per fuggire, la figuraccia è compiuta e lo scherno è sulla bocca di tutti. Per sbloccare questo maledetto english. 
Ormai è fatta. Ieri cazziata generale del mega-professore-ufficiale: se non siete in grado di... abbandonate la nave ché tanto non è obbligatorio prendere il titolo. Ohi ohi ohi.. saran dolori dolori!
Ormai è fatta. Quel che ho scritto, è stampato, consegnato, protocollato, archiviato, pronto per il giudizio e la verifica dei super cervelloni che dovranno stabilire se sono totalmente svitata o mi salvo, per poco ma mi salvo.
Ormai è fatta. E non devo fare altro che aspettare il verdetto finale.
Ormai è fatta.