Notiziona! Domanda: ma la conversione (in questo caso il battesimo cristiano cattolico) non è un momento personale, privato, sentimentale e spirituale che non abbisogna di pubblicità e visibilità come se fosse uno spot pubblicitario?
Ho sempre immaginato la conversione religiosa e spirituale un passaggio personalissimo, soprattutto se compiuto da adulto e soprattutto se prevede la rinuncia ad una precedente fede religiosa. Conversione religiosa significa passaggio ad una nuova fede o meglio abbraccio di nuovi riti e ritualità che si discostano da quelli cui ci si è precedentemente abituati fin dall'infanzia.
La conversione ad una nuova fede significa anche abbandono a modalità di pensiero e di interpretazione della propria vita quotidiana. Cambiano oltre ai riti pratici, come le preghiere e i luoghi di preghiera, anche gli schemi mentali e gli obblighi religiosi (se si è musulmani non si può fare uso di alcool, se si è ebrei non si può mangiare il maiale, se si è cristiani si deve andare la domenica a messa e confessare i propri peccati ad un prete).
Passare da una religione ad un'altra non può divenire momento di pubblica esposizione e dimostrazione di qualcosa. Non si dimostra niente a nessuno. L'unica dimostrazione è quella di amore verso Dio. Un Dio che ovviamente è sempre lo stesso.
Si cambiano prospettive e in qualche modo se la conversione avviene così pubblicamente può solo che apparire come una sfida, una provocazione nei confronti di qualcun altro che non è noi stessi e che non è certo Dio. Fossi io un prete, un uomo di fede (e sono una donna) non accetterei mai di convertire qualcuno alla fede in cui vivo e in cui credo in maniera così plateale, perché ne svilirebbe il significato intrinseco e assoluto.
L'abbandono alla divinità è gesto privato, scevro da pubblicismi di qualsivoglia genere (anche familiari talvolta).
Ma ognuno è libero di decidere quello che meglio credo per sé stesso. Anche se ognuno dovrebbe farsi un esame di coscienza e pensare in particolar modo alle conseguenze di quello che sta per compiere se uomo pubblico, se uomo il cui pensiero viene strillato e gridato dai quotidiani e dai media italiani e stranieri.
Il "nostro" Magdi Allam, oltre ad essere vice direttore del Corriere della Sera (quotidiano che personalmente leggo tutti i giorni, anche se il pensiero di Allam vice direttore mi ha sempre infastidito, ma Paolo Mieli è uomo di grande cultura e capacità) è scrittore, opinionista di risonanza mondiale. Uno delle sue ultime fatiche se non sbaglio dovrebbe intitolarsi "Amo Israele". Dichiarazione di amore verso lo Stato di Israele carica di significati politici, in aperta contrapposizione con le proprie origini e la propria cultura di provenienza, in aperto contrasto con le politiche arabo-islamiche più estreme, e non solo.
Il "nostro" non ha mai nascosto il suo disprezzo verso la cultura islamica e la religione islamica che identifica con un movimento di pensiero religioso oltranzista, violento, intollerante, razzista, totalizzante e totalitario. Proprio pochi giorni fa ho letto un suo articolo (prima pagina ovviamente) in cui affermava con decisione e senza remore che l'islam è una religione (speriamo che perlomeno la consideri tale) violenta che non insegna assolutamente la pace, ma anzi le sue fondamenta sono fondamenta di intolleranza e di odio.
Mi piacerebbe potergli dire di leggersi il Corano (il testo sacro dell'islam, ha presente?), di assaporare e di gustare i versetti coranici, incanalandoli in un contesto non solo religioso, ma anche storico, politico, economico, sociale...
L'islam è un insieme che non contiene solamente indicazioni religiosi, obblighi e divieti.
