Ovviamente dopo aver passato tanti anni all'università, facendo da assistente al professore (i professori per la verità, perché quello mio vero, ahimè è morto 2 anni fa ed è stato sostituito solo da pochi mesi; 2 anni con una cattedra scoperta, senza fondi, senza prof e senza assistenta accademica..questa sì che è Italia), interrogando maree di studenti durante gli esami, correggendo le tesi (no comment!), assistendo gli studenti e bla bla bla... insomma dopo tutto questo è OVVIO che mi piacerebbe rimanere nell'ambito accademico. Non dico certo di poter accedere immediatamente ad un concorso da ricercatore (ovviamente fatto ad hoc per me, perché è così che funziona... aprite gli occhi!!!), ma perlomeno avere la possibilità di giostrarmi tra borse di studio e assegni di ricerca del dipartimento.
Borse di studio post dottorato l'università italiana non ne concede più. All'ufficio dottorati della mia università mi è stato detto dall'"impiegato": "Vi abbiamo mantenuto per tre anni con la borsa di studio (811,00 euro al mese, ndr) adesso è ora che andiate (andate, il congiuntivo è mio) a lavorare!".
Beh, se queste sono le premesse..
Ma le premesse non erano solamente queste.
Parlo con il mio professore. Mi dice che ho tutte le carte in regola per poter continuare l'attività accademica, che sono simpatica, che mi farà tenere un seminario bla bla bla... che lui ha un progetto per il futuro di questa cattedra, creare un polo di studio e di ricerca bla bla bla... MA che ovviamente i fondi adesso non ci sono. Lui mi può aiutare, scrivendo qualche lettera di presentazione se voglio andare a studiare da qualche altra parte, se MI trovo una borsa di studio (non importa dove) bla bla bla... e che magari posso vedere IO presso le ambasciate e chiedere IO se c'è qualcosa. Bla bla bla...
Senso del discorso? Ha già quattro studenti che a breve lo raggiungeranno qui dal suo vecchio ateneo, che si sta coltivando (e loro si stanno coltivando lui, ovviamente) da parecchi anni, non c'è posto per me. Anche perché non c'è trippa per un gatto solo, figuriamoci per cinque!!
[Oddio, la trippa anche se apparentemente non c'è, quando vogliono i professori la sanno tirare fuori.]
Va bene, ma la pubblicazione della tesi?
Beh, qui in facoltà proprio non se ne parla, non ci sono soldi e c'è una fila chilometrica, figuriamoci che non si riescono a pubblicare neanche i lavori dei ricercatori (sfigati, perché alcuni, anche se non certo per meriti scientifici, riescono a pubblicare), per un dottore di ricerca ignoto di certo non si pone nemmeno la domanda al consiglio di dipartimento.
Beh, però puoi sempre chiedere TU alla BANCA d'ITALIA se TI pubblica la tesi nei suoi Quaderni. Io posso scriverti una lettera di raccomandazione, ma devi vedere TU.
Certo, certo, domani chiamo la BANCA d'ITALIA e mi informo.
Dopo questa brillante chiacchierata un unico elemento positivo è emerso: se mi trovo qualcosa per conto mio, lui non mi farà la guerra. Piccola e misera soddisfazione, perché non è così folle pensare che anche qualora uno riuscisse a trovarsi da solo un contratto, una borsa, un assegno in un'altra università, il tuo vecchio professore certo non starebbe lì a guardare e a darti una soddisfatta pacca sulle spalle, ma si darebbe da fare per metterti tutti i bastoni tra le ruote che può, pur di farti fallire, saltare...
Problemi di potere, dolcezza.
Non mi do pervinta. In famiglia una conoscenza importante c'è. Un preside di facoltà. Prima del dottorato qualche bella parola sembrava volesse spenderla in mio favore. Bene. Gli scrivo, mi dà appuntamento per la settimana successiva, di mattina. Ci vado. Un po' speranzosa, un po' scettica, ma è pur sempre una conoscenza di famiglia da tanti anni.
Arrivo nel suo mega-ufficio, sempre impegnato, ma si è ritagliato un piccolo spazio per me. Bene.
Accomodati.
Mi siedo di fronte a lui, un ragazzo seduto al tavolo dietro a noi scrive al computer.
Gli racconto la mia discussione della tesi, la chiacchierata con il professore, gli porgo una copia della tesi... bla bla bla...
Alla fine del mio monologo mi dice:
"Allora, hai due possibilità di fronte a te: la prima è quella di trovarti un lavoro [fuori dall'università, ndr] e tenerti un piedino all'università che appena si muove qualcosa ti butti; mentre la seconda è che te ne vai all'estero, ti fai uno o due anni all'estero, mantenendo sempre qualche contatto qui a Roma e poi torni e vedi quello che succede."
Ma io non sono più tanto giovane, ho quasi trent'anni.
"E che pensi che uno entri a lavorare all'università a trent'anni??!!! Prima dei trentacinque, trentasette, quaranta non succede nulla."
Ma come faccio a trovarmi qualcosa all'estero?
"Basta che chiedi al tuo professore di indicarti un istituto di ricerca, un'università... e tu scrivi direttamente e vai."
Ma così, senza borsa di studio?
"Beh, te la fai dare."
Ah.
Sto facendo anche la pratica per fare l'esame da dottore commercialista.
"Bene, così poi diventi ricca!! [ha ha] Lo sai che un commercialista guadagna in una settimana quello che un ricercatore guadagna in mese!! Beh, fai la commercialista allora, così fai un sacco di soldi!!"
Beh, non è così facile. Bisogna fare 3 anni di praticantato, superare l'esame di Stato, che non è proprio cosa facile, si sa, poi dopo con il titolo devo cercarmi uno studio, dei clienti, dei lavori... non è che si diventa ricchi solo al pronunciare la parola "commercialista".
Eh.
"E poi devi pubblicare! Fino adesso quanto hai pubblicato?"
Beh, veramente una cosa sola, e non l'ho nemmeno ancora vista, un progetto con l'università. Poi sai, da quando è morto il professore non sono riuscita a fare niente, nessuno si è interessato alla nostra cattedra ed io non so nemmeno come si faccia a pubblicare.
"Devi scrivere, prendi il computer, scrivi un articolo e lo mandi alle riviste. Scrivi in inglese, francese e spedisci alle riviste internazionali. Basta che scrivi 'gentili signori...'"
Ah. E la tesi di dottorato?
"Io la mia l'ho pubblicata all'estero, sono andato all'ambasciata, mi sono fatto dare l'indirizzo, ho scritto e me l'hanno pubblicata. Devi fare così anche tu"
Ah.
Va bene, grazie dei consigli.
"Figurati, fammi sapere, salutami tua madre"
Come avrei potuto fare senza i suoi consigli??
Adesso sono senza dubbio più sollevata. Ho due chance davanti a me: o mi trovo un lavoro vero [e che ci vuole, le aziende mi stanno aspettando] o me ne vado all'estero magari per uno o due anni [facciamo per tutta la vita che è meglio, perché se parto a tornar passa presto la voglia]. Beh, prima di oggi non lo sapevo.
E poi mi lamento che non so come si pubblica. Devo solo scrivere e spedire alle riviste, alle case editrici e loro mi pubblicano.
Che scema! Perché non mi era venuto in mente prima??!!!
Adesso finalmente ho capito quello che devo fare della mia vita.
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