Notizia di oggi: i turisti, giapponesi in prima fila, stanno abbandonando la Capitale.
Roma Caput mundi è diventata la città dei truffatori. Cioè quei famosi ristoratori che dichiarano al fisco di vivere praticamente giusto un pelino al di sopra della soglia della povertà, in realtà almeno della città eterna, sanno bene come raccogliere il gruzzoletto da nascondere sotto il mattone: il turista. Figura emblematica e mitica, lo si immagina in bermuda, improponibili scarpe quasi da trekking (perché camminare per Roma è peggio che scalare il Cervino), cappellino in testa, cartina in una mano, guida nell'altra. Macchina fotografica al collo, penosi e spauriti cercano di attraversare sulle strisce pedonali semi cancellate del centro (quasi ovunque, ne ho visti alcuni anche stamattina andando a lavoro). Nessuno si ferma e allora loro (alcuni perlomeno), affrontano l'automobilista romano, incazzato - perché è mattina e devono andare in ufficio, incazzato perché c'è sempre traffico, incazzato perché "ma guarda quello stronzo che mi ha appena tagliato la strada", incazzato sempre - che si trova spiazzato dalla mossa ardita del pazzo turista rompiballe che proprio con questo caldo deve venire a Roma?!
Insomma, il turista dai cittadini romani non è proprio mai ben visto (un po' come al concertone del 1° maggio, il 90% dei presenti non è romano, perché il concertone di san giovanni è solo una seccatura), perché fa casino, crea le code, le file, si ferma in mezzo alla strada e non va né avanti né indietro né a destra né a sinistra, si blocca perplesso mentre quelli dietro a lui sbraitano furibondi. Al cittadino che non è commerciante del centro o ristoratore del centro, il turista è solo un fastidio, ma ma ma per il ristoratore, il barista e il commerciante del centro il turista è... un POLLO DA SPENNARE!!!!
Ebbene sì, il commerciante di via della vite o di qualsiasi altra strada, stradina, vicolo, piazza, piazzetta del centro vede arrivare stormi di polli con le alette da sgranocchiare, il portafoglio da succhiare. Carta di credito? Ma, per carità (talvolta fingono anche di non accettarla), solo contanti. Così non devo emettere lo scontrino o la fattura e intasco tutto senza dirlo a nessuno. Se mi striscio la carta, poi devo anche dichiararlo!
Il conto? Su di un pezzo di carta straccia. Lo scontrino?? Mah, se proprio insistete.
Il cappuccino? Dalle mie parti costa 0,80 o al massimo 0,90€ (in piedi al bancone e con latte fresco delle nostre mucche), in via della Conciliazione può superare anche 1,50€ (in piedi al bancone, servito con vera malagrazia tipica del barista romano scazzato, e con latte UHT, perché abbiamo mucche noi?!), sotto la bandiera bianca e gialla del papa.
Evviva il papa, evviva la città, evviva il turista straniero!
I poveri giapponesi che si sono visti rifilare il conto dopo una cena a "Il Passetto" di 700€ di certo, la sera stessa han fatto la valigia e sono fuggiti all'aeroporto, dove però il tassista (o tassinaro che dir si voglia) invece di applicare la tariffa, fissa e obbligatoria, ha deciso di fare un po' di testa propria rifilando un conto da 100€!
Beh, perché mai scandalizzarsi? Anch'io tremo al pensiero di dover prendere un taxi per l'aeroporto, e lo faccio solo in situazioni disperate. Pensate che una sera, tornando da un viaggio allucinante, con ore e ore di ritardo causa bufera di neve in partenza, atterro alle 3 del mattino a fiumicino. Taxi? Zero. Treno? Zero. Autobus? Zero. Un intero aereo in coda ai taxi. Dopo mezz'ora salgo in macchina, lo condivido con altro passeggero, fino a casa mia (10 minuti di macchina) 50 €, il mio compagno di viaggio fino al centro altre 70€. Evviva i tassisti romani!
E l'onestà dei nostri concittadini.
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