Lui non è un santo. E meno male! Dopo essere stato unto dal Signore (quale?) ed inviato in qualità di Messia per la salvezza del mondo italico, ammette sconfitto ma non troppo rammaricato che ANCHE lui commette errori o meglio è un birbantello e non è di certo un santo.
Uh, che birbante! "Non ospito solo veline a casa mia, ma anche capi di Stato e di governo". Noi ce lo ricordiamo bene e sappiamo anche molto meglio cosa combina il nostro birbante nella sua residenza estiva (una modesta e nascosta villetta sulla costa sarda) con i suoi amici capi di Stato o di governo. Come dimenticare le prodezze "sessuali" rese pubbliche dell'amico Topolanek?!
Come scordare i festini, i musici, le cantanti, le veline danzanti, le ballerine di flamenco...?
Che vergogna. Che vergogna. Che vergogna.
Non è un comune cittadino, lo sottolinea spesso per distinguirsi dalla massa che adora solo se adorante, altrimenti rifiuta, rigetta, rifugge. E' un capo di governo, eletto da un voto popolare, e non può comportarsi come i suoi istinti più vergognosi vorrebbero.
Ha il voto del popolo, del suo popolo, ma del popolo. E deve rispettare l'incarico che gli è stato concesso, con dignità, con etica, con la morale (per carità non cattolica!), con rispetto verso le istitutizioni che rappresenta, verso i cittadini che rappresenta, verso il Paese tutto che rappresenta.
E invece no.
Lui si comporta come se tutto questo fosse naturale, normale, semplice, ovvio, perfino giusto.
Non sta violando alcuna legge (ne siamo proprio certi?!?!), sta a casa sua e fa quello che gli pare. Pure giocare a freccette con l'immagine del papa se vuole.
La sua etica, la sua morale (che però lui professa cristiana e cattolica...) sono quelle del menefreghismo, dell'incontinenza verbale e fisica, dell'assolutismo di potere ovunque e comunque in qualsiasi luogo in qualsiasi situazione.
Bene.
Un paese alla deriva ha bisogno di essere affondato del tutto. Già zimbello dell'Europa, dell'Asia, degli Stati Uniti, del mondo. Sia per i comportamenti dei nostri connazionali all'estero, sia per oscuri e disgustosi pregiudizi (che di certo il nostro non cerca assolutamente di sfatare) sia per lui, il portavoce, il rappresentante di tutti noi. E forse allora ci rappresenta bene, siamo una sottospecie di bestie caciarone, scomposte, dedite ai loschi affari, ai raggiri, al menfreghismo, al vittimismo, all'egoismo, al "è tutto mio e faccio quello che voglio", alla mancanza di rispetto verso gli altri (e per se stessi), al raggiro ad ogni costo, all'esagerazione, all'arroganza (degli imbecilli e degli ignoranti), all'esaltazione senza limiti, alle urla e al disordine ...
Perfetto.
Allora se siamo veramente così ci meritiamo tutto questo e ci meriteremmo ancora di più.
Io però, spero, mi auguro e sono convinta che NON siamo tutti così, che esistono ancora italiani con una morale, con un'etica, che credono nel rispetto degli altri, che non amano le esagerazioni, le urla, i disordini, i soprusi e le ingiuste prevaricazioni degli imbecilli.
Probabilmente c'è ancora una speranza per tutti noi, ebbene tiriamola fuori.
Già ho detto altrove che nella dottrina classica islamica (Santillana docet, per carità le fonti) il khalifa, il califfo, il capo del governo/dello Stato, quando sale al potere conclude un accordo, un contratto con il suo popolo. Do ut des. Il contratto prevede che qualora lui commetta atti che vadano contro la Legge, la morale, l'etica nazionale e il buon gusto, possa essere deposto dal suo stesso popolo, perché il suo comportamento ha provocato un danno per tutti, per il suo popolo, per la nazione che rappresenta. Non è la rivoluzione, fate bene attenzione, è la democrazia, cioè il potere del popolo.
Se esistesse ancora l'onestà (che si è persa, svanita per sempre) nelle persone (sottolinerei nella maggior parte degli italiani), negli uomini di potere, il nostro abbasserebbe il capo e si dimetterebbe, perché sarebbe chiamato a farlo da tutti, dal Parlamento, dalle istituzioni, dalle persone, da se stesso.
Ma così non è o perlomeno non lo è ancora...
La speranza, si dice che sia l'ultima a morire...
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